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”1984”, George Orwell: trama e recensione.

Protester holds a German translation of George Orwell's book '1984' as he demonstrates for journalists' rights on August 1, 2015 in Berlin, Germany....

Oggi sono qui per recensire un’opera che ho letto recentemente, un’opera strana… di quelle non facilmente classificabili. Sto parlando di “1984” di George Orwell. Prima di passare ad un’analisi e le mie impressioni però, ecco a voi la trama: la storia è ambientata a Londra, nel 1984 (il futuro), dove una guerra atomica, scoppiata dopo la Seconda Guerra Mondiale, ha diviso il mondo in tre superpotenze: Oceania, Eurasia ed Estasia. Nel superstato di Oceania, dove per altro vive il protagonista del nostro romanzo, Winston, la società è interamente controllata e assoggettata dal Partito, a cui capo si colloca il Grande Fratello (esatto, è da qui che nasce il nome del programma tv), un dittatore misterioso che monitora e limita l’intera popolazione tramite teleschermi, propaganda estrema e “formazione psicologica”. Tra i più fermi sostenitori della forza politica del Partito, si differenzia però Winston, un impiegato ministeriale che prova a credere in ciò che gli viene inculcato, ci prova con tutte le sue forze… se ne vuole quasi convincere, ma lui crede nella resistenza, crede nell’insurrezione, e soprattutto… non crede al Grande Fratello.

La storia del nostro Winston si staglia tra una convinzione e l’altra, tra la paura di non essere e quella di far parte della massa che lo circonda. Winston: un personaggio complesso sicuramente… ci dimostrerà più volte la sua forza intellettuale e di volontà, ma siamo sicuri che basti? A questa conclusione arriveremo dopo. Nota più interessante, a parer mio, di quest’opera utopistica non è tanto l’ambientazione, quanto più il modo in cui Winston scoprirà le emozioni, i piaceri è il modo in cui ne era stato privato. Infatti lui conoscerà una donna, una ragazza che, come lui, crede nella rivoluzione… tra la paura di parlare e la diffidenza di fondo, i due instaureranno una relazione clandestina.

Il concetto di amore in “1984”: E a proposito di questo, una delle emozioni, delle sensazioni, che tra le prime e più drasticamente il Grande Fratello troncherà, sarà quella dell’amore e del piacere. Proprio ieri sera parlavo con una certa persona del concetto di amore nella Grecia antica. Per farla breve e tornare al concetto: per i greci esistevano due tipi di amore, ovvero φιλια (filia) ed έρος (eros); il primo era un amore quasi fraterno, disinteressato ma… insufficiente se esistente da solo. Il secondo era l’amore passionale e tutto ciò che di eccentrico nell’amore si possa trovare; insufficiente se da solo, non credete? Insieme però potevano costituire quell’amore di equilibrio chiamato αγάπε (agape)… ciò che fortificava gli uomini, ciò che li rendeva ciechi ma, paradossalmente molto più sensibili e attenti a ciò che li circonda. Per tornare al libro… cosa succederebbe a noi se venissimo spogliati di questa “cecità sensibile”? Credo che, almeno io, verrei privata dell’amplificatore che mi rende persona, perderei interesse nel combattere per qualcosa, nel trovare ragioni e modelli per cui battermi, qualcosa in cui credere…qualcuno per cui combattere. È ciò che il Partito sceglie di fare, privare di forza e sensibilità la popolazione, attribuire all’amore la meccanicità, come si assembla una macchina, come si timbra in ufficio, assoggettando così ulteriormente un uomo/ donna.

Inutile dire che “1984” ha, come da registro di Orwell, dei tratti tipicamente a richiamo politico, propagandistico, reso utopistico da un genio innato. Ma credo che dietro questa grande opera non si celi solo un significato strettamente politico, mirato ad un partito o ad un momento storico… forse potremmo prendere “1984” in mano e rileggerci più storie, più momenti, più dittature e, magari… potremmo ritrovarci dentro. Magari, inconsciamente, siamo tutti dei Winston.

Il nostro protagonista alla fine del libro cederà al Partito, un finale che ci lascia sicuramente con l’amaro in bocca, a me per prima ma la domanda è una: perché? Perché debole? Perché magari non abbastanza convinto? Perché la sua causa non valeva? O magari perché il Partito era troppo da sovvertire? Io credo che la risposta sia una: il volere di un singolo può cambiare le sorti di qualcosa, ma non sovvertire un sistema… o almeno in questo caso. La speranza resta quella che nel mondo ci siano stati/siano degli altri Winston che combattono per i propri ideali e che non ci abbiano rinunciato, che non abbiano ceduto.

Un’opera di intenso impatto, mi ha aperto la mente (come ogni buon romanzo del resto), un’ode al potere delle parole e delle idee, delle manifestazioni e del credere. Ebbene, mi era stato chiesto di stupire, spero di esserci riuscita. Per oggi la recensione finisce qui. Spero di avervi spinti tra le braccia del nostro Winston.

-Mariangela Bellusci

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