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75 anni da Portella della Ginestra, cosa rimane?

La furia omicida della mafia ritorna prepotente il 1 Maggio 1947 quando, dopo la strage di Villalba di don Calogero Vizzini, Salvatore Giuliano decide di compiere per dare una lezione alla sinistra. Fu in quell'occasione che l'Italia conobbe la potenza di fuoco di una nuova organizzazione criminale, ancora troppo embrionale per defirla mafia, ma abbastanza potente da defirla banda. L'allora Ministro dell'Interno Scelba liquidò l'accaduto dicendo che si trattava solo di atto di terrorismo, esattamente il giorno seguente. Peccato solo che di terrorismo non si trattava e pare che sia stato proprio lui a ordinare la strage. Nel successivo processo di Viterbo del 1950, Pisciotta, oltre ad adossarsi la colpa dell'omicidio Giuliano - smentendo le versioni ufficiali che volevano che i carabinieri in uno scontro a fuoco avessero mortalmente attinto il bandito -, parla anche dei primissimi rapporti politici, ma non svelò mai i rapporti perché fu ucciso in carcere.

A 75 anni da quel tragico evento rimane la voglia di fare giustizia su una delle stragi più controverse della storia, quella del 1 Maggio, ove cittadini festeggiavano la festa del Lavoro che, dopo anni di dittatura, finalmente rivedevano ripristinata. Giuliano rappresenta il punto di partenza per capire più gli eventi successivi - l'omicidio Rizzotto, gli anni 50, la prima guerra di mafia, il processo del 114 e così via fino alla trattativa - in una sorta di effetti domino.

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