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Alli lettori

Carissimi lettori,

in un momento così delicato, non possiamo non rimanere indifferenti di fronte alle violenze verso la libera

democrazia che, lo zar Putin, sta ponendo in essere.

La libera espressione del pensiero è il fulcro della democrazia civile, sia che sia occidentale, sia che sia

orientale, sia che sia ovunque.

Geopoliticamente si sa che a Ovest non sempre la democrazia viene tutelata - si pensi per esempio alle

manifestazioni per la democrazia di Hong-Kong - e il popolo è costretto a reprimersi, a non parlare, a stare

zitto perché non in linea col regime.

Ebbene, Antonio Gramsci sosteneva che l'intellettuale non deve essere condizionato dal tempo (quello che

lui chiamava intellettuale tradizionale) ma deve essere libero (organico) cioè svincolato dal tempo, perché

varie opinioni alimentano il sacro fuoco della democrazia - una canzone tedesca infatti dice die Gedanken

sind frei, cioè “i pensieri sono liberi”-.

Vengono in mente le parole del grande statista greco Pericle, quando, secondo le fonti antiche, arringava il

suo popolo dicendo che avevano messo in piedi un sistema in cui anche l'ultimo poteva parlare e si chiamava

democrazia - non a caso etimogicamente significa potere del popolo -.

Ciò che avviene in Russia, è lo stupro della democrazia, lo stupro del pensiero libero, lo stupro dello Stato;

vietare ai giornalisti di dire qualcosa significa vietare di pensare, vietare di parlare, vietare di esprimere il

dissenso; reprimere con la forza una manifestazione significa non accettare il pensiero comune di gente che

non approva un dato comportamento - pensiamo ad esempio al biennio rosso in Italia -; la repressione è

sintomo di un regime totalitario. Facciamo tuttavia una differenza con l'Italia ove i giornali con i titoloni

fanno sembrare che ogni manifestazione è repressa; in Italia, checché se ne dica, noi siamo liberi, non

abbiamo influenze di uno, ma di tanti, abbiamo in mano un'arma silenziosa capace di cambiare tutto, una

matita alle elezioni.

Le scelte politiche sono particolari, contestabilissime, ma bisogna agire nel rispetto della democrazia e

dell'altra persona, non attaccando, ma ascoltando, non offendendo, ma capendo, chiedendo, giustificando,

cercare di trovare una logica in quello che si dice.

Oggi siamo chiamati a difendere la Nostra democrazia, la Nostra vita quotidiana, al di là degli aumenti - che

pure fanno male - perché la Democrazia è il valore più importante, anche dei soldi, perché i soldi vanno e

vengono, come si suol dire, la Democrazia va difesa giorno per giorno. Mi vengono in mente le parole del

grande Sandro Pertini «Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale stanno centinaia di giovanimorti nella

Resistenza. Quindi la Repubblica è una conquista nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi.», la

Costituzione, come la Democrazia, nasce da periodi bui, di grandi rivoluzioni; non può esserci la democrazia

di alcuni, e tutti quelli che non la pensano secondo il potere non hanno diritto di parola: questa è dittatura,

questa è violenza.

La Russia non può essere considerata libera sino a quando il suo popolo non mette in atto la rivoluzione;

pensiamo, solo per un attimo, ai processi sommari, agli arresti autoritari, agli avvelenamenti delle spie.

Cosa siamo noi? Siamo uomini e donne d’esempio per tutti; tutti i popoli occidentali hanno dato prova di

grande Unità Democratica, nonostante i grandi problemi - interni, economici, sociopolitici ecc. - la parola

d'ordine è Unità. Badate, il popolo russo che scende in piazza è unito e vi rimane sino agli arresti sommari

della polizia, agli avvisi al popolo - che suonano un po' come delle minacce - di non scendere per condannare

l'operazione speciale.

La Democrazia non può esistere se non esiste il no, altrimenti è il pensiero piatto. Perché tutto questo? Ragioniamo: tutte le dittature, prima o poi, diventano droghe di potere, più ne hai più ne vuoi, perché non

c'è il cambio di potere, cambio di pensiero.

Pensiamo alla Nostra Democrazia Occidentale: ogni Paese, ad eccezione delle Monarchie costituzionali che

hanno la dinastia reale al potere centrale, ma tutti gli altri poteri sono rotativi, hanno un cambio periodico di

Capo di Stato, a volte anche riconfermando quella linea, però alla terza volta deve cambiare per evitare le

prese autoritarie di potere; il Capo di Stato è terzo e imparziale, non va a inficiare sulla Carta Costituzionale

del Paese - anche la Russia ha una Costituzione, ma è sottoposta al Presidente, infatti Putin, non poco

tempo fa, modificò la Costituzione, guardacaso proprio negli articoli che disciplinano la Presidenza -.

Così come premesso, anche l'Ucraina è un Paese democratico, messo a rischio, perché il popolo ha deciso

democraticamente Vlodomyr Zelensky, lo ha votato il suo popolo, non una parte, non nominato da

qualcuno, non messo lì da chissacchì, lo ha messo lì il popolo.

Il Popolo ha il ruolo fondamentale di tutti: il Popolo è l'ingranaggo primo che muove tutto il grande

orologio politico.

Può sembrare, ai nostri occhi, paradossale, ma il popolo è colui che decide i rappresentanti e, se non vanno

bene, non li rivota: concetto semplice.

Nelle false democrazie, come quella della Corea del Nord su tutti, il voto è si legittimo, ma si ha un solo

partito, come se l'Italia mettesse, per esempio, il Partito Tizio e tutti gli altri parititi non hanno voce in

capitolo: vi sembra una democrazia?

I giornalisti, diritto di cronaca, sono stati messi al bando se si parla delle vittime civili, perché? Forse che i

civili hanno meno dignità degli eroi con la divisa? I morti sono morti, come diceva Totò nella livella,

«trasenno stu canciello ha fatt'o punto/c'ha perzo tutto,'a vita e pure 'o nomme» (trad. Entrando in questo

cancello hai messo il punto, hai perso tutto, la vita e pure il nome), parole cariche di significato che

esprimono il senso della morte. Il soldato e il civile hanno la stessa dignità anche se si trovano in due

schieramenti diversi. Putin, mettendo a tacere le voci sui morti civili, ha deciso di non considerare degni i

defunti, che, per cultura, rappresentano comunque un pezzo di un Paese che se ne va e vanno inumati e

ricordati perché anche quello è sacrificio - quello che sono stati in vita, quello che hanno fatto -. Non si può

zittire sui morti.

Perciò, cari lettori, Noi siamo vicini ai giornalisti che sono stato costretti a stare zitti, o che sono stati

arrestati, o che non possono dire la loro opinione.

Siamo con loro, con la Democrazia, con gli oppressi, per dare voce a chi voce non ha.

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