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Con Android 13 possono festeggiare gli sviluppatori di app, un po’ meno gli OEM

All’inizio di questa settimana il team di Google ha dato il via al rilascio dell’aggiornamento che porta la versione finale di Android 13 sugli smartphone della serie Google Pixel supportati, permettendoci così di scoprire le varie novità studiate dal colosso di Mountain View per migliorare l’esperienza complessiva offerta dall’OS agli utenti.


Con Android 13 il team di sviluppatori non ha puntato su nuove funzionalità “rivoluzionarie”, preferendo invece ottimizzare il sistema operativo con tante piccole modifiche all’interfaccia grafica, alla privacy o alla sicurezza e ancora diverse delle novità non sono state “scoperte” o devono essere effettivamente implementate (e lo saranno nei prossimi mesi).


Le novità di Android 13 per i produttori

Alcuni interessanti dettagli su ciò che potremo attenderci nelle scorse ore sono stati svelati da Mishaal Rahman su Twitter, con riferimento in particolare all’Android Compatibility Definition Document (CDD), nella cui versione più recente (che può essere trovata seguendo questo link) viene richiesto ai produttori di dispositivi basati sul sistema operativo di Google di fornire “un documento o sito Web pubblico e chiaro che descriva come vengono applicate le restrizioni proprietarie”.


Tra le informazioni richieste ai produttori di dispositivi Android vi sono:



le condizioni di attivazione per le restrizioni proprietarie

perché e come un’app può essere limitata

come un’app può essere esentata da tali restrizioni

come un’app può richiedere un’esenzione dalle restrizioni proprietarie, se supportano tale esenzione per le app che l’utente può installare

Cosa potrebbe cambiare nei prossimi mesi

In sostanza, il colosso di Mountain View vuole più trasparenza da parte dei produttori di dispositivi Android per quanto riguarda le funzionalità aggressive per la gestione delle app in backgroud (soluzione spesso introdotta con la giustificazione di voler garantire una migliore gestione dell’autonomia).


Si tratta di un’importante novità per gli sviluppatori di applicazioni, in quanto le informazioni aggiuntive richieste da Google ai vari produttori dovrebbero essere in grado di permettere loro di capire come vengono limitate le app, come aggirare queste restrizioni e, soprattutto, se è disponibile un’esenzione per l’installazione rivolta agli utenti.


Ovviamente, ci sono molti aspetti che nei prossimi mesi dovranno essere valutati per comprendere quanto tali novità potranno effettivamente fare la differenza per gli sviluppatori di applicazioni ma va riconosciuto il merito al team di Google di avere finalmente deciso di mettere un freno agli OEM che, con la scusa della ricerca della migliore autonomia e della gestione delle risorse, a volte provano a fare i “tiranni” sui propri device.

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