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Crisi di governo, perché i prossimi cinque giorni sono decisivi: le date e i passaggi chiave

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rifiutato le dimissioni di Mario Draghi, invitandolo invece a "presentarsi al Parlamento per rendere comunicazioni, affinché si effettui, nella sede propria, una valutazione della situazione che si è determinata a seguito degli esiti della seduta svoltasi oggi presso il Senato della Repubblica". In gergo si direbbe che Mattarella ha spinto il presidente del Consiglio a "parlamentarizzare" la crisi, portandola alle Camere in modo che i partiti si prendano pubblicamente la responsabilità di affermare o meno il proprio sostegno al governo. Cosa succede quindi adesso?



I partiti hanno cinque giorni di tempo per ricompattare la maggioranza di governo attuale, capire se esiste una nuova, o prepararsi a fare esplodere la crisi. La data da segnare sul calendario è quella di mercoledì 20 luglio, quando Draghi si recherà alle Camere per verificare la fiducia nel suo esecutivo. Quel giorno capiremo quali partiti gliela accorderanno, mostrando quindi la volontà di proseguire con questo governo, e quali invece opteranno per lo strappo. Da mercoledì prossimo potrebbero emergere diversi scenari. Il Movimento Cinque Stelle, dopo il non voto in Senato, potrebbe confermare la propria fiducia: a quel punto bisognerebbe lavorare per risanare le rotture e assicurare le condizioni perché il governo vada avanti con un mandato chiaro, senza continui scontri interni. Un compito che non è facile, alla luce di quanto fatto e detto questi giorni.


Si potrebbe anche trovare un'altra maggioranza a sostegno di Draghi, che è l'opzione per cui spingono diversi partiti al Centro. In sostanza, andare avanti senza i Cinque Stelle. I numeri, del resto, ci sono. Ma lo stesso presidente del Consiglio ha più volte detto di non essere disposto a guidare un governo che non sia questo e potrebbe quindi sottrarsi da questa opzione. Il rimpasto, quindi, è una via percorribile, ma bisogna capire se lo stesso Draghi (ma anche la Lega, che ora chiede il voto anticipato) si presterebbe a questa strada. Oppure, chiaramente, dopo mercoledì si potrebbe anche decidere di tornare alle urne prima del tempo. È quanto chiede Giorgia Meloni e un'opzione che non dispiace nemmeno a Matteo Salvini. Draghi potrebbe restare a Chigi ancora qualche mese, per poi lasciare nel momento del voto tra settembre e ottobre.

La possibilità di ricompattare la maggioranza e riprendere il filo a fianco dei Cinque Stelle "deve essere valutata, non si può dare per scontata", ha detto il vicesegretario della Lega Lorenzo Fontana in un'intervista a La Stampa,  perché "c'è stato uno strappo gravissimo e non è l'unico". Ma tutto si deciderà mercoledì. Questa manciata di giorni sarà decisiva per capire a quale scenario si andrà incontro. "Ora ci sono cinque giorni per lavorare affinché il Parlamento confermi la fiducia al governo Draghi e l'Italia esca il più rapidamente possibile dal drammatico avvitamento nel quale si sta entrando in queste ore", ha commentato il segretario dem Enrico Letta.


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