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Devianze e disturbi dell'alimentazione: facciamo chiarezza

Nella attuale campagna propagandistica in vista delle elezioni di Settembre, i partiti sembrano suonarsele a suon di post sui social su questioni che, di politico in fondo, hanno poco o niente. Cosi è successo che Giorgia Meloni, leader del partito Fratelli d'Italia, abbia accomunato le devianze sociale ai disturbi alimentari. Facciamo chiarezza per capire perché le due cose sono completamente diverse - come suggeriscono anche i nomi -. Quando parliamo di “devianza”, vogliamo qualificare tutti quei comportamenti non accettati dalla comune morale e dall'ordine pubblico che vengono assunti da soggetti, ponendo in essere un pericolo per se stessi e gli altri. Al contrario i disturbi dell'alimentazione non hanno carattere di “atteggiamento di libertà”, ma al contrario sono a carattere psicologico per un trauma subito o qualsivoglia altro motivo legato alla sfera personale del soggetto che ne soffre. Il punto è proprio il verbo “soffrire”. Nella devianza, il c.d. deviato muove, come nel caso del bullismo o delle baby-gang, violenza verso un altro soggetto e, statisticamente, non tutti sono con una situazione familiare difficile alle spalle. Con questo non significa che tutti i bulli o tutti i baby-gangster hanno problemi in famiglia, ma spesso questi comportamenti vengono assunti per mostrarsi come forti e come intoccabili - comportamenti simili alle organizzazioni criminali di cui i baby-gangster emulano, con le dovute differenze del caso, e prendono esempio dagli adulti -. A maggior completezza è bene tenere presente che il CSM in due distinte risoluzioni, datate 31 Ottobre 2017 e 11 Settembre 2018, ha date una definizione chiara di devianza minorile, secondo la quale " il fenomeno si è sempre più chiaramente strutturato, assumendo connotazioni che ne consentono la classificazione in tre differenziate tipologie: una criminalità che potrebbe indicarsi come “fisiologica”, sostanziantesi in condotte devianti occasionali, prevalentemente motivate da finalità predatorie, spesso generate dalla condizione di tossicodipendenza, e attuate non di rado con modalità violente; una criminalità “ patologica”, che include sia i casi di affiliazione di minori a consorterie tradizionali di camorra, anche in ragione della pregressa adesione del nucleo familiare al sodalizio, sia la formazione di nuovi gruppi giovanili, recanti i caratteri tipici dei sodalizi camorristici, con consistente presenza di minori [...]" (Risoluzione CSM 11 Settembre 2018, p. 2). Questa sì è devianza. I disturbi alimentari tutto sono meno che devianza, anzi sono il risultato di traumi anche non risolti, o traumi gravi per i quali la persona reagisce con anoressia o bulimia - non è escluso che i traumi possano derivare anche da fenomeni di bullismo e/o cyberbullismo, ma questo non interessa alla nostra analisi -. Un c.d. deviato è ben conscio di quello che fa, si rende contro delle condotte illecite poste in essere; un soggetto che soffre di disturbi alimentari non sceglie lui di ammalarsi, ma risponde ad un qualcosa che arriva dall'esterno. Prima di accomunare "l'aglio alla cipolla" è bene pensarci infinite volte e, qualora si abbiano dei dubbi, informarsi.

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