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Economia di guerra

In guerra, si sa, ciò che conta è il danaro e, cosa fondamentale, il risparmio dello stesso. Da qui nasce il concetto di economia di guerra: tutta una serie di accorgimenti che servono a limitare l'uso dei soldi. Il primo provvedimento è il razionamento: calcolare, su base totale, la percentuale giornaliera che un soggetto medio consuma di un determinato bene (esempio su 1.000 persone ogni giorno 1 persona ha diritto a 1 pagnotta di pane). Il razionamento - come ben si sa - colpisce anche i bambini e, dunque, molto spesso si vivono delle lunghe carestie, dovute non tanto alla mancanza di cibo quanto alla mancanza di sussistenza. Secondo punto: coprifuoco. Sembra paradossale, ma il coprifuoco è economia di guerra perché serve affinché tutti i civili siano al sicuro e, ove ciò non accada, vuol dire che il civile, a prescindere, è col nemico (durante la seconda guerra mondiale era sovente trovare sui muri dei manifesti che dicevano: dalle ore X alle ore Y tutti i civili sono obbligati a stare nelle proprie case. Qualora fossero scoperti a girare nelle strade senza autorizzazione saranno considerati nemici secondo le leggi di guerra - più o meno suonavano così i messaggi affissi). Il terzo e ultimo punto è la dichiarazione dello stato di guerra e la dichiarazione della legge marziale che sospende tutti i diritti non fondamentali e blocca gli organi governativi parlamentari e magistraturali sino a che non decada la legge marziale. I rischi dell'economia di guerra sono il contrabbando, il furto e la contraffazione per ricevere più razioni di cibo (le tessere del pane erano facilmente falsificabili e sccadeva che una persona mandava un altro componente della famiglia a prendere un'altra pagnotta di pane). Questa è in buona sostanza la war economy.

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