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Editoriale: Il reato di apologia di mafia: la disciplina fantasma (parte II)

3. Differenze tra il presunto reato di apologia di mafia e istigazione a delinquere

In realtà molte differenze non vi sono, anzi, l'apologia di mafia integrerebbe il reato di istigazione a delinquere.

Il Codice Penale punisce, ex. art. 414, «Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell'istigazione:

1) con la reclusione da uno a cinque anni, se trattasi di istigazione a commettere delitti;

2) con la reclusione fino a un anno, ovvero con la multa fino a euro 206, se trattasi di istigazione a commettere contravvenzioni.», quindi il solo fatto di istigare - cioè convincere - una persona a commettere un fatto delittuoso ipotizza il reato. Ma, cosa ancora più interessante, è il comma 3 che recita «Alla pena stabilita nel numero 1 soggiace anche chi pubblicamente fa l'apologia di uno o più delitti. La pena prevista dal presente comma nonché dal primo e dal secondo comma è aumentata se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici.». Il punto è quel «chi fa apologia» cioè esalta. Capiamoci, il reato di apologia di fascismo è a sè stante, ma chi fa apologia di altri reati, nei nostri esempi mafia e terrorismo, può essere accusato di istigazione a delinquere poiché convince, instilla in colui che riceve il messaggio un proposito criminale esistente o prima inesistente; il semplice fatto di aver convinto uno o più soggetti a commettere uno o più reati è istigazione a delinquere. Il legislatore, attento al passare del tempo, ha specificato che la pena è aumentata, cioè aggravata, se il fatto è commesso mediante mezzo telematico - facebook, Twitter e, molto più sovente, telegram -. Per i motivi esplicitati nel paragrafo 2 il reato di apologia di fascismo è a sé stante perché integra la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione. In quel caso l'intento non è istigare alla delinquenza, quanto piuttosto riportare in vita un partito violento che ha usato sempre e solo metodi antidemocratici, quindi non può rientrare nel 414 Codice Penale.


4. Conclusioni e fonti

È chiaro che parlare di apologia di mafia, di terrorismo è riconoscere una condotta delittuosa svincolandola dall'attuale disciplina. Oggi istigare a delinquere significa anche inneggiare a mafia e terrorismo, quando , invece, queste due realtà sono diverse e complementari allo stesso tempo e dovrebbero essere con apposite discipline. Il gruppo apologetico delle BR P38-La Gang prende il nome dall'arma preferita dai Brigatisti, la pistola mitragliatrice P-38, tutti i testi delle canzoni inneggiano alle BR, una realtà terroristica che ha rapito politici e non solo. Parliamo, quindi, di canzoni pesanti dal punto di vista contenutistico. Qui non si sta parlando di pensare al pensiero unico, anzi la democrazia vuole appunto differenti modi di vedere le cose, ma non vi è democrazia nell'antistato del terrorismo o della mafia: non è censura, ma ordine pubblico e rispetto per le vittime cadute per mano terroristica e mafiosa. Non è censura perché fino a prova contraria siamo in democrazia e dire “NO” è ancora consentito, ma da dire “NO” a inneggiare ai gruppi terroristici c'è un abisso non indifferente e non è normale che una legge che vieti, come vieta la ricostituzione del disciolto partito fascista, tali espressioni alquanto contumeliose non esista; tali espressioni sono un oltraggio anzitutto alla Nostra Storia che ha visto troppi morti e anche ai familiari dei morti che si vedono un gruppo di trapper esaltati che parla contro le vittime delle BR e dice praticamente viva le BR. Cultura ed educazione sono alla base del vivere civile, se queste mancano, ecco i risultati: giovani che seguono troppe mode, che di per se alcune non fanno male a nessuno - tipo il modo di vestire - ma altre si come in ultima c’è una ignobile moda (o challenge come si dice oggi) che è a metà tra misoginia e bullismo (in particolare body-shaming) denominata boiler Summer cup dove, detto in maniera semplice e, i lettori mi perdoneranno, rude, si tratta di adescare ragazze - ecco perché misoginia - in carne o con costituzione corporea robusta e portarle al letto; vince chi raccoglie più punti. Siamo al limite della idiozia umana. Ecco, per tornare all'istigazione a delinquere, qui si rasenta l'illegale: primo, il reato di violenza verbale - perché è chiaro che è così -, secondo se, supponiamo, la ragazza non ci sta e il soggetto o il gruppo di soggetti vuole a tutti i costi portare a termine la “sfida”, la vittima viene fatta ubriacare e poi si consuma un rapporto è reato di stupro e considerando che le imprese vengono puntualmente messe sul web - in varia forma - è chiaro che oggi sono i ragazzini dei 13-14 anni, e forse anche meno, che seguono queste schifoserie partorite da chissà quale mente malata e mentecatta. La cultura e l'educazione salveranno l'umanità; bisogna insegnare il rispetto, bisogna insegnare che la bellezza è ciò che è dentro di noi e non al di fuori - poi chiaramente un monumento o un quadro può essere anche oggettivamente bello, ma non è questo il punto - bisogna imparare che l'altro non è nemico, ma amico - poi certo le mele marce sono ovunque -. Quale è il motivo per cui uno dovrebbe adescare una ragazza in carne e portarla a letto? E alle conseguenze psicologiche chi pensa? E se quella ragazza è già provata perché non si piace e questi mostri la illudono che piace a qualcuno per il solo fatto di passare un'avventura di una notte? Non si gioca coi sentimenti della gente, mai. È identico a quello che si analizzava prima: l'apologia di mafia e terrorismo dovrebbe essere illegale proprio perché colpisce i sentimemti di chi ha visto i propri cari morti ammazzati - per strada, in macchina - e magari poco prima avevano litigato per un nonnulla e ora non ci sono più. Mi piace immaginare che poco prima di uscire di casa coloro che sono morti per mano criminale abbiano sorriso alle proprie mogli, ai propri figli come tutte le mattine e quel giorno quel sorriso è stato il più lungo di tutti perché continua ancora oggi.


Fonti:

Codice Penale

Paolo Berizzi, Fondarono i Fasci italiani del lavoro a Mantova, per il giudice non è reato: "Non è ricostituzione del partito fascista", La Repubblica, 22 Marzo 2019, articolo su internet (riferito alla parte 1)

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