google.com, pub-8172063191489395, DIRECT, f08c47fec0942fa0
top of page

Il commento e il riassunto del libro di Goffredo Buccini ''Il tempo delle mani pulite''

Goffredo Buccini, noto giornalista e autore di numerosi libri di attualità, racconta nel suo ultimo saggio edito da “Laterza” nel 2021, "Il tempo delle mani pulite", la serie di eventi che passa alla storia con il nome di “Tangentopoli” (da tangente), un insieme di inchieste giudiziarie sulla corruzione (che imperava in quasi tutti i settori pubblici e privati) condotte in Italia nella prima metà degli anni novanta e che rappresentano una pagina nera e controversa della storia nazionale. Lo stesso Buccini prese parte alle vicende di quegli anni in qualità di giovane giornalista e cronista del pool di “Mani Pulite”, inviato dal Corriere della Sera.


Quali erano i presupposti? In quel periodo storico il clima politico italiano è instabile e precario a causa di una grave crisi economica; in quegli anni la manovra finanziaria di Amato, presidente del Consiglio, costringe il governo a mettere le mani nelle tasche dei cittadini con un prelievo forzoso del 6x1000.


C’è in questi anni una grave crisi economica e sociale e inizia anche a venire meno quel circolo vizioso di grosse somme di denaro che gli imprenditori, obbligati o meno, consenzienti o no, pagano ai partiti, sempre più spesso e con quote sempre più alte. A Milano il 50% delle tangenti è del partito socialista, il 20% alla democrazia cristiana, altro 20% al partito democratico e il restante ai partiti minoritari.

I partiti si finanziano illegalmente con finanziamenti pubblici non registrati perché la politica ‘’costa’’ e mantenere sedi di partito, comizi, politici e giornali di partito è sempre più oneroso.


La tangente diventa quindi un sistema capillare, divisa anche in percentuali ben note: le quote più alte vanno ai partiti maggioritari. La "rotazione" è ormai una legge, a turno infatti gli imprenditori che pagano e corrompono sono accontentati. Delinquono e allo stesso tempo causano concorrenza sleale. In realtà la cosa peggiore è che i politici usano questi finanziamenti per arricchirsi personalmente e mantenere un alto tenore di vita accumulando ricchezze. Peggio ancora si davano appalti per opere che molto spesso erano solo una facciata, iniziate e mai finite, inaugurate in pompa magna ma poi subito abbandonate, tipo ospedali con dentro anche macchinari, opere pubbliche mai iniziate ma di cui si erano avuti grossi finanziamenti da banche coinvolte.

Si capisce da subito che non sono fenomeni sparsi, sono capillari, sono diventati un sistema ‘’organizzato’’.

 

Da dove nasce l'inchiesta:

La prima tappa è il 31 maggio '91 e riguarda l’inchiesta Duomo Collection. Il principale imputato è Tonino Carollo, mafioso siciliano “ripulito” di seconda generazione, che ha rapporti con politici ed imprenditori, tra cui Pillitteri, sindaco di Milano e cognato di Bettino Craxi, a capo del partito socialista.

Questa inchiesta è intrecciata con la figura di Sergio de Caprio, il capitano Ultimo, carabiniere eroe soprannominato così perché al servizio degli ultimi della società.

Il 18 febbraio del 1992 su alcuni giornali quotidiani venne riportata come notizia in secondo piano l'arresto di un certo Mario Chiesa (presidente del Pio Albergo Trivulzio, una casa di riposo), membro del partito socialista e candidato sindaco di Milano. Il giorno prima era stato arrestato per volere dell'allora pubblico ministero Antonio di Pietro, membro del pool di Mani Pulite, perché beccato in flagrante ad intascare parte di una tangente che Luca Magni (proprietario dell'impresa di pulizie del Trivulzio) era stato costretto a pagare.

Il pool Mani Pulite è coordinato dal procuratore di Milano Borrelli, composto poi da vari magistrati fra cui Di Pietro, Colombo, Davigo, Ilda Bocassini, Tiziana Parenti, Spataro e Greco.


I carabinieri fanno irruzione nel momento in cui Chiesa mette nel cassetto la tangente da 7 milioni dei 14 richiesti e trovano altri 37 milioni di un'altra tangente intascata poco prima.

Dopo 5 settimane di reclusione nel carcere di San Vittore e dopo che Di Pietro aveva scoperto due suoi conti in Svizzera, Chiesa inizia a parlare. Le persone coinvolte ed interrogate fanno i nomi di altri politici ed altri imprenditori e così via. Si scoperchia così un pentolone di malaffare stato-imprenditori-mafia che porterà ad indagare più di 5000 persone e ad arrestarne circa 900 fra top manager e politici e a condannarne 1200, un vero e proprio terremoto! Vengono indagati anche Cusani e Ligresti, due noti imprenditori e finanzieri.

Nella fase finale dell’inchiesta sono coinvolte anche alte personalità delle forze dell'ordine e della Guardia di Finanza (inchiesta Fiamme Sporche con 80 arresti). Spunta il nome di Berlusconi, che quando è al governo fa consegnare delle ‘’buste’’ ai capi della guardia di finanza. È indagato Fedele Confalonieri, l'altra "faccia di Berlusconi" suo amico fraterno, e in seguito lo stesso Berlusconi subito dopo aver vinto le elezioni del 1994, chiamato dai carabinieri per due mandati di comparizione con i suoi consiglieri Dell'Utri e Previti.

Tutti i partiti sono coinvolti, tutti i leader e i tesorieri… e vengono scoperti conti segreti in Svizzera. A essere coinvolti sono anche imprenditori di grandi industrie, della sanità, dell'edilizia (appalti per la metro di Milano e per lo stadio San Siro), imprese come Eni, Montedison, Olivetti, Fiat e Fininvest di Berlusconi (che nel 1994 entra in politica e vince le elezioni chiedendo a Di Pietro e Davigo di entrare al governo anche se questi rifiutano. Con lui inizia la seconda Repubblica). Romiti ammette che 7 società della Fiat sono state costrette a pagare e De Benedetti della Olivetti fa altrettanto.

Si scopre così che la Milano “da bere” è in mano alla corruzione. Sono questi anche gli anni del boom della borsa di Milano.


Oltre a Milano le principali città coinvolte sono Roma e Napoli e tutte quelle dove ci sono grandi o piccole imprese, ma il malaffare coinvolge come tentacoli anche le piccole realtà.

Tra i nomi illustri della politica sono presenti anche quelli di alte cariche governative: Craxi al capo del partito socialista, il Ministro della Giustizia Martelli, il Ministro della Sanità Pomicino (che deve versare delle ‘’buste’’ a Salvo Lima, politico mafioso ma anche allo IOR, la Banca del Vaticano!), ma anche Forlani ex segretario della DC ed ex Presidente del Consiglio, La Malfa, Tognoli, Pillitteri sindaco di Milano e cognato di Craxi e nel corso degli anni anche Bossi della Lega (che riceve soldi per 200 milioni di lire dalla Montedison).

Di peggio c'è comunque lo spreco immane di soldi “buttati” in opere mai terminate o inutilizzate solo per accontentare gli imprenditori. Di Pietro scopre “la madre di tutte le tangenti” da 150 miliardi di lire, è coinvolta la Enimont e Gardini, che morirà suicida prima di comparire davanti ai magistrati.

Ben presto quello che sembra essere un irrilevante caso isolato si mostra in pieno in tutte le sue sfaccettature. La corruzione del mondo politico a livello nazionale è così grave che porta alla fine della Prima Repubblica e alla scomparsa dei più importanti partiti politici del periodo, sostituiti in Parlamento da nuovi partiti come la Lega di Bossi e la Rete di Leoluca Orlando in Sicilia, entrambi paladini della legalità che guardano a Di Pietro come un “Giudice Paladino”.


 

Tutto ciò avviene in un periodo di crisi e tentativi di destabilizzazione dovuti anche alle stragi di mafia del 1992 di Capaci e via d'Amelio dove perdono la vita Falcone e Borsellino e gli uomini della scorta. La mafia non ha più suoi ‘’rappresentanti’’, ad uno ad uno vengono meno i legami stato–mafia e vuole mandare dei segnali forti.

Nel gennaio 1993 è arrestato Totò Riina, il capo dei capi mandante delle stragi, è una vittoria dello Stato e del capitano Ultimo. Nonostante tutto Totò Riina continua a comandare anche dal carcere. Per dimostrare il suo potere nel luglio 93 ordina gli attentati mafiosi con bombe in via Palestro a Milano (sembrava una Beirut, dice Buccini quando accorre sul luogo dello scoppio subito dopo!) e dopo mezz'ora altre due bombe scoppiano a Roma: vogliono colpire soprattutto il patrimonio artistico ma vi sono anche morti e feriti.

Il Pool di Mani Pulite usa per la prima volta intercettazioni ambientali con microfoni e la custodia cautelare per gli indagati per evitare l’inquinamento di prove o la latitanza. Molti indagati infatti sono latitanti in sud America. Llo stesso giornalista è inviato a Santo Domingo per ‘’scovare’’ nomi eccellenti scappati per evitare il carcere.

Inizia una serie di suicidi di persone coinvolte indagate e non, circa 30, come il politico Moroni, il presidente dell'Eni, Cagliari e il dirigente della Montedison, Gardini.

Di contro inizia anche una campagna diffamatoria contro Di Pietro e i suoi collaboratori attuata dai politici e dalle persone coinvolte in Mani Pulite. Craxi soprattutto si scaglia contro Di Pietro e cerca di screditarlo in ogni modo.


Nello stesso periodo c'è una soffiata per un sicuro attentato al magistrato. Il giornalista Buccini parla di un vero e proprio clima di guerra civile in Italia.

L’ economica è sempre più in crisi, la lira crolla sul mercato, aumentano scioperi e disoccupazione, i lavoratori aggrediscono anche i loro rappresentanti sindacali.

Il pool viene però difeso dalla maggior parte del popolo italiano con scritte inneggianti a "Tonino” di Pietro, manifestazioni e marce di consenso. Perfino l'arcivescovo Martini di Milano (quindi la Chiesa), si schiera a favore del pool. Insomma c'è il sentore che l'Italia voglia cambiare. Inizia una vera e propria processione di politici e manager che fanno a gara per fornire a Di Pietro informazioni utili. Quando però in seguito al decreto Biondi, il Ministro di Giustizia fa ispezionare il pool, Di Pietro si dimette (6/12/94) e i suoi collaboratori chiedono di essere affidati ad altri casi.

Figura di rilievo nel bene e nel male è il presidente del partito socialista Bettino Craxi, inquisito dopo vari tentativi da parte della magistratura di indagare sul suo conto (il 29 aprile del '93 la Camera dei Deputati nega l'autorizzazione a procedere: segue l'indignazione popolare ed il famoso episodio del lancio delle monetine all'uscita dell'Hotel Raphael a Roma contro Craxi oltre che numerose proteste di studenti e università occupate!). Il politico ammette poi tutto coinvolgendo però, in un famoso discorso al Parlamento, tutti i partiti politici italiani e tutti i suoi colleghi. Nel maggio 94 fuggirà latitante in Tunisia e lì morirà.

 

Alcuni parlano della scoperta dell’‘’acqua calda’’: tutti erano a conoscenza di questo sistema ma nessuno osava parlarne.

La Seconda Repubblica di Berlusconi, che vince le elezioni nel ’94, non nasce certo sotto buoni auspici e fallisce, anche perché molti di quelli che sono al governo sono corrotti. Infine la Terza Repubblica è per l’autore, una mediocre finzione: permane l’illegalità che si è ‘’evoluta’’.

Di Pietro poi entra in politica con il suo partito, “L’Italia dei valori” che abbandonerà presto perché deluso e amareggiato da ciò che lo circonda e dai continui attacchi.

30 anni dopo, il problema tangenti persiste, anzi, è amplificato perché come dice Buccini, "non erano i partiti politici...siamo noi”.

Insomma è il nostro modo di essere, la nostra mentalità che purtroppo non cambierà mai, basti pensare allo scandalo Sala sindaco di Milano e alle tangenti per EXPO 2015, e alla sua rielezione, per esempio…

Si aspetta ancora oggi una severa legge anticorruzione, nel frattempo si ‘’continua a farla franca’’.

0 commenti

Post recenti

Mostra tutti

Una poesia per Cezza: il brigadiere ucciso a soli 26 anni

L'estate calda, il luglio rovente un parco affollato, un giorno qualunque. Ma quel caldo bollente Non porterà più dovunque. Un carabiniere vi era, dunque, fuori dal servizio egli passeggiava ma alla c

Comments


bottom of page