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La leggenda di Ronca Battista

In occasione della CDXCV (495esima) edizione della Pasqua di Sangue, è bene rinfrescare le memorie con una leggenda che si racconta nei secoli proprio in occasione della rievocazione storica. Durante il triste assedio di Melfi del 1528, un tale, Giovanbattista Cerone, boscaiolo, si addentra nei boschi del Vulture per cercare provviste, dato che, in guerra, è difficile mangiare. Aveva con sè del pane e la sua roncola; ad un certo punto si avvicina una anziana signora che chiede qualcosa da mangiare. Giovanbattista, uomo generoso, decide di sacrificare il suo pane per quella anziana. Proprio questa generosità verrà poco dopo premiata, perché quella anziana signora era la Fata Primavera che abitava nei boschi del Vulture ed usciva nei giorni caldi della primavera. La Fata Primavera disse a Giovanbattista di scendere a valle per difendere Melfi dagli invasori francesi; un po' incredulo e perplesso Giovanbattista chiese in che modo, dato che aveva solo la roncola. La Fata, a quel punto, trasforma la roncola in un'arma formidabile: si dice, infatti, che quella roncola tagliasse le teste nemiche con un colpo solo. Così fu. Giovanbattista scese a valle e uccise uno dopo l'altro i nemici, ma, colpito alle spalle da Odet de Foix, visconte di Lutrect, capo delle guarnigioni francesi nell'invasione, morì, forse anche sfinito per i combattimenti.

Da allora Giovanbattista per i melfitani è Ronca Battista, e la sua figura è ancora viva nella cittadina federiciana. Ancora oggi, si dice, che i boschi del Vulture siano abitati da creature benigne, pronte ad aiutare chi è in difficoltà, ma questa, ovviamente, è solo la leggenda.

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