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Le parole con cui parliamo: lo sciopero


Le parole non sono cadute giù dagli alberi in ottobre insieme alle mele. Di fatto, soprattutto nella lingua italiana, ogni singola parola porta con sé una storia durata secoli e che mira ancora ad evolversi. Le parole hanno un valore e non possono essere gettate in un discorso casualmente. E chi se non io, una classicista, poteva informarsi e informarvi del loro significato etimologico e dell’uso che ne facciamo ogni giorno? La parola che ha caratterizzato i miei ultimi giorni è scioperare, ma vediamo da dove viene. Dal latino exoperare, letteralmente significa “cessare di lavorare”. Ma perché mai un cittadino italiano, in una repubblica democratica fondata sul lavoro, e in una vita che forse, o forse no, ha trascorso a studiare per questo lavoro, dovrebbe voler smettere? Sicuramente non per pigrizia, ma per una necessità negata. Per noi studenti, invece, “cessare di lavorare” significa mancare a scuola, beccarci l’assenza, e poi riprendere il monotono corso della vita scolastica come se niente fosse.


E questo, per molti, sembra inutile e inconcludente, un semplice filone a scuola per evitare l’interrogazione di chimica. Ma cosa succede quando ciò per cui stai studiando con impegno, ti viene sottratto? E quando, invece, ti negano il futuro? I Fridays for Future, da poco di nuovo svolti in parecchie città italiane, sono considerati una battaglia contro nessuno, dei pugni dati al vuoto, una lotta all’astratto. Questo anche per la scarsa quantità di persone che vi partecipano. Eppure, la voce che anche poca gente può scatenare è quanto di più concreto possa esistere. La sensibilizzazione e l’impatto su quasi ogni cittadino che si ferma davanti a questa folla urlante e si chiede <>, aiuta. Ed è uno tra i pochi strumenti che abbiamo per togliere finalmente il piede dall’acceleratore della macchina con la quale ci stiamo dirigendo verso un precipizio senza fine. Non cercherò di convincervi dell’utilità dello sciopero, non è importante. Ma un signore, durante l’ultimo svoltosi a Matera, ha detto una frase che mi rimarrà dentro a lungo. Ha paragonato quella ventina di persone che aveva davanti a delle talpe, che nessuno vede, che nessuno sente, ma che sotto il terreno continuano a scavare, continuano a renderlo fertile. È questa l’utilità dello sciopero.

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